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Chiesa di Sant’Antonio Abate
Collocazione: Ripa- Piazza Europa Data di costruzione: sec.
XIII/1950 – 1952 Attestata sin dal 1200, la Chiesa di Sant’Antonio
Abate dipendeva dalla pieve di Vallecchia nella diocesi di Luni
– Sarzana. Passò alla diocesi di Pontremoli e poi, nel 1798, a quella
di Pisa. L’arcivescovo cardinale Pietro Maffi la eresse in parrocchia
nel 1920. L’edificio andò distrutto nel 1944 e fu ricostruito, al
posto del precedente, fra il 1950 e il 1952 su disegno dell’architetto
Lorenzo Iacopi e nel 1962 venne consacrata. La Chiesa non ha quindi
uno stile particolare ma è una costruzione moderna al cui interno
si trovano opere di rilievo dell’artista locale Romano Cosci. Sulla
facciata, sopra il portone, si trova un mosaico disegnato appunto
da Romano Cosci “Lasciate che i pargoli vengano a me” del 1982;
sul mosaico si trova raffigurato anche lo stemma del Papa Giovanni
Paolo II e del Vescovo Matteucci. Il portone della Chiesa è diviso
in sei riquadri scolpiti in bronzo raffiguranti scene religiose,
sul portone si trovano sei formelle tonde raffiguranti il volto
dei sacerdoti morti in tempo di guerra ai quali sono state attribuite
medaglie d’oro. Appena entrati in Chiesa, di fronte all’ingresso,
sopra l’altare spicca l’affresco “I discepoli di Emmaus”, del
1991 sempre del Cosci. Particolarità di quest’affresco è che è ambientato
a Ripa. Infatti si vede rappresentato il loggiato fuori la chiesa
e alle spalle di Gesù sono rappresentati i monti del posto: l’altura
di Corvaia, nonché il monte Pania e l'altissimo. Altra grande opera
pittorica, sempre del Cosci, è l’affresco che si trova sulla parete
sopra l’ingresso “L’ultima Cena”, del 1995; su questa tela sono
però raffigurati anche altri momenti della vita religiosa, e cioè:
“La Cacciata dal giardino dell’Eden”, “Il tradimento di Caino e
Abele” e “La Trinità”; quest’affresco, nel suo complesso, rappresenta
il mistero della fede. All’interno della Chiesa sono presenti
altre due tele, sempre dell’artista Romano Cosci, che risalgono
alla fine degli anni ’90, una rappresenta Sant’Antonio di fronte
alle tentazioni, l’altra il Battesimo di Gesù. Opere in marmo di
particolare rilevanza sono le statue dei 12 Apostoli con il Cristo
in ascensione. Quest’ultima si trova dietro l’altare ed è stata
fatta per mano dell’artista locale Giancarlo Deri. Gli apostoli
sono divisi in due gruppi da sei con in mezzo Gesù Cristo raffigurato
su una nuvola; le statue sono in marmo bianco statuario e gli apostoli
sono stati scolpiti da un unico blocco. L’altare, anch’esso in marmo
è opera del Deri e la base raffigura un tronco d’albero su cui poggia
la tavola della mensa. Prima dell’altare si trovano due amboni,
sempre opera del Deri, su uno è rappresentato Sant’ Antonio, sull’altro
un Santo vescovo. Lungo il lato sinistro della Chiesa sono presenti
quattro grandi nicchie al cui interno si trovano diversi altari.
Uno degli altari è dedicato al Santo Patrono e l’altare, su cui
poggia una statua bronzea del Cosci raffigurante Sant’Antonio Abate,
è quello che prima della riforma liturgica veniva usato per le celebrazioni
religiose; nella prima nicchia, a ridosso dell’altare si trovano
due capitelli di marmo che risalgono alla vecchia Chiesa. Sui pilastri
portanti della chiesa sono rappresentate le scene della Via Crucis,
opera in bronzo del Cosci. All’interno della Chiesa si trovano anche
tre statue lignee, raffiguranti Sant’Antonio, Sacro Cuore e la Madonna
di Fatima. All’ingresso della Chiesa si trova anche un crocifisso
che risale agli inizi del secolo di autore ignoto.
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Fontana L'Emigrante
Collocazione: Ripa- Piazza Europa Data di costruzione: 1953 Dietro la chiesa nella
piazzetta dedicata all'architetto Jacopi, è stata posta una stele marmorea in
ricordo di tutti gli emigrati versiliesi. L’esigenza di realizzare questo monumento
nacque in seguito ad una visita fatta da una delegazione del Comune
di Seravezza ad un gruppo di emigrati in Belgio. Negli emigrati
fu riscontrato un forte disagio in quanto non si riconoscevano più
nella terra di provenienza, ma neanche in quella che li ospitava.
Il monumento venne realizzato per trasmettere agli emigrati la certezza
che non sarebbero mai stati dimenticati nella loro patria. Il monumento,
in marmo rappresenta uno scorcio del nostro territorio, dal mare
ai monti della zona, con uccelli migratori che simbolizzano i nostri
concittadini lontani e poggia su due cubi di marmo proveniente da Eucassin,
luogo dove emigrarono alcuni cavatori locali.
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